di Seattle che brillava nel buio. Stavo quasi per lasciarlo squillare. Seattle era dove vivevano ora. Seattle era dove Graham li aveva portati dopo che il giudice aveva stabilito che non ero idonea, una parola che aveva ancora il sapore di cenere in bocca. Ma qualcosa dentro di me mi spinse comunque a prendere il telefono.
«Signora Hayes?» La voce della donna era calma ma urgente, come solo i medici sanno fare. «Sono la dottoressa Sarah Whitman del Seattle Children’s Hospital. La chiamo per sua figlia Sophie.»
Mia figlia. Due parole che non mi era stato permesso di pronunciare ad alta voce per settecentotrentadue giorni. La stanza sembrò inclinarsi sotto i miei piedi.
«Cos’è successo?» chiesi, e la mia voce uscì più ferma di quanto mi sentissi. «Si è fatta male?»
“Sophie è stata ricoverata al nostro pronto soccorso questa mattina presto. Il suo numero di globuli bianchi è estremamente
